nuove finzioniNelle maglie del web, la rete che tutto pesca nel mare dell’espressione e delle interazioni umane, talvolta è possibile trovare qualche perla piccola, ma lucente, che se ne stava semi-nascosta nella sabbia del fondo.   

É il caso di “Nuove Finzioni”, una rivista/blog appena nata, ma che si presenta già come un progetto di pregio culturale ed una piccola oasi di qualità letteraria.

Abbiamo incontrato la sua direttrice responsabile, Jennifer Poli, penna giovane e promettente, per farci raccontare qualcosa di questa nuovissima rivista letteraria (che potete trovare qui www.nuovefinzioni.wordpress.com. La pagina facebook é, invece, all’indirizzo https://www.facebook.com/pages/Nuove-Finzioni/1375224989460271?fref=ts ).

 

Benvenuta Jennifer. Come nasce il progetto di “Nuove Finzioni”?

 

Ciao Teresa, innanzitutto voglio ringraziarti per la tua volontà di dare rilievo a realtà indipendenti. Ci sono in giro molti progetti che meriterebbero d’essere conosciuti ma che, per un motivo o per l’altro, rimangono nell’ombra. Sto scoprendo che c’è tutto un mondo sommerso del web, che mi sta rivelando piacevoli sorprese. Quanto al mio progetto, posso dire che è nato quasi per caso un pomeriggio al telefono con un’amica. Si parlava – solito luogo comune, devo ammetterlo- della odierna crisi della letteratura e della nostra – utopica- volontà di cambiare le cose. Si parlava anche di quanto sia facile oggi pubblicare online, allora mi sono detta: perché non provarci?  È cominciato tutto come una specie di scommessa, non sapevo come sarebbero andate le cose, volevo vedere cosa sarei riuscita a fare con le mie sole forze, visto che avevo già avuto esperienze nel campo del giornalismo online e dell’editoria. Così, ho iniziato a contattare delle persone di mia conoscenza e sorprendentemente vedevo che la risposta era positiva, che c’era un modesto numero di persone disposte a collaborare seriamente e soprattutto con entusiasmo. La rivista/blog online “Nuove Finzioni” è nata così, l’11 febbraio sulla piattaforma WordPress.

La rivista è appena nata. Cosa dobbiamo aspettarci? 

Sì, la rivista è solo alla quarta settimana di vita, i nostri redattori sono tutti giovani – alcuni esordienti- con tanta voglia di innovazione e di portare un po’ di freschezza nel campo della cultura. Onestamente penso che ce ne sia proprio bisogno. Ho deciso di restringere il campo di interesse alla letteratura e alla filosofia. La rivista è divisa essenzialmente in 3 sezioni principali: Finzioni narrative, Finzioni poetiche e Finzioni critiche. Nelle prime due pubblichiamo inediti di narrativa e poesia: cerchiamo voci originali, che abbiano realmente qualcosa da comunicare, cerchiamo di evitare gli esercizi di stile e le vuote retoriche. Vogliamo uno stile moderno e agile, ma che riveli al tempo stesso l’architettura interiore e il lucido pensiero di chi scrive. Sensibilità, intelligenza e intuizione: sono queste le nostre parole chiave. Nella terza sezione, ho unito sotto la voce di “Finzioni critiche” la critica letteraria e la filosofia. Questo potrebbe apparire strano, ma c’è una profonda motivazione di fondo. Io penso che la critica non stia solamente intrappolata in ermetici saggi critici o in qualche polverosa accademia. Io penso che la critica sia un movimento del pensiero che mette continuamente in discussione se stesso, un qualcosa di dinamico, soggetto a mutamenti, mai cristallizzato in una forma-prigione. Per citare, rimaneggiando, ciò che Kant diceva riguardo al giudizio estetico (che il sommo filosofo mi perdoni), per me la critica è un «libero giuoco delle nostre facoltà conoscitive»: intelletto, immaginazione e intuizione. Tutti questi fattori, liberati da schemi e luoghi comuni, devono magistralmente combinarsi se si vuole davvero fare qualcosa di nuovo e interessante. E poi, credo anche che non basti solo avere buone idee, credo nella bellezza del pensiero e nell’eleganza della forma, questo è l’unico vincolo che impongo ai miei redattori.

 

Il nome della rivista sembrerebbe un omaggio a Borges. Puoi spiegarci il perché di questa scelta?

Sicuramente ho amato molto Borges come scrittore, ma non era mia intenzione omaggiarlo, o meglio, non così esplicitamente. Finzioni di Borges è un piccolo libro anomalo, che contiene straordinari saggi-racconti su libri d’invenzione. Ho trovato questa idea geniale, ma ho scelto la parola “finzioni”  perché credo che in fondo tutta l’arte sia finzione. Ma non bisogna intendere questo in senso negativo, bensì nel senso etimologico del termine: viene infatti dal latino fictio-onis ‘cosa rappresentata’, ovvero una qualche cosa che è stata plasmata, cui si è dato forma. Fare Arte sarebbe dunque un atto creativo, una finzione, una rappresentazione – si badi bene, non imitazione- dell’immaginazione. Sono sempre stata affascinata da questo potere – che solo l’Arte possiede- di creare mondi su mondi, seconde realtà, altre dimensioni; per questo ho scelto quel nome.

 

“Nuove finzioni” nasce online. Prima hai accennato alla facilità di pubblicazione sul web. A tuo parere quanto può fare oggi internet per la diffusione della letteratura? 

Il web oggi è uno strumento fondamentale per la letteratura e, in generale, per la comunicazione. Si parla tanto di “villaggio globale” e di “autostrade informatiche”: il tempo si è estremamente velocizzato, lo spazio si è accorciato; in una parola, la realtà si è contratta. Oggi possiamo arrivare ad un grande numero di persone in tempi ristrettissimi, possiamo interagire facilmente con ciò che prima pensavamo come inarrivabile. Ad esempio possiamo “twittare” la casa editrice Einaudi, mettere un “like” agli scrittori contemporanei più noti e condividere direttamente sulla nostra bacheca una notizia appena uscita su “Il giornale”. Il livello di interazione è altissimo. Inoltre, proprio il mezzo dei social è essenziale per far sì che i lettori ci leggano e vengano a conoscenza della nostre pubblicazioni. Ma in generale, se da una parte questa facilità di comunicazione si presenta come un vantaggio, dall’altra ci troviamo in un oceano di pubblicazioni, spesso di dubbia qualità, davanti ad una scelta ampissima di editori e riviste…e c’è il rischio di annegare!

 

Ora torniamo a “Nuove Finzioni” . In un post sulla pagina facebook della rivista, nel descrivere  la rubrica “finzioni poetiche”, avete affermato: << [è] la nostra sfida in una società che dichiara “a lettere di fuoco” la lenta scomparsa della poesia>>. Puoi spiegarci queste parole?  Credi davvero che oggi ci sia ancora spazio per la poesia?

Citazioni montaliane a parte, noi vogliamo dare ampio spazio alla poesia. Da sempre è stata considerata una delle più nobili espressioni dell’uomo, Platone addirittura la considerava un “divino potere”, una sorta di forza di mediazione tra il divino e l’umano. Oggi si è perso il carattere sacro della poesia – e in generale della Parola-, la maggior parte delle persone non la legge più e le pubblicazioni diminuiscono a vista d’occhio. Ma il nostro intento, invece, è quella di mostrarla, diffonderla ed esaltarla, seppur con i nostri modesti mezzi.

 

Quali sono i progetti per il futuro?

I progetti per il futuro sono molti, moltissimi.

Grazie anche all’aiuto della caporedattrice Dalila Tassoni, a breve apriremo una sezione dedicata ad interviste di poeti contemporanei, a cura del nostro redattore e poeta Andrea Donaera. Sempre grazie alla sua collaborazione, ospiteremo le poesie vincitrici del concorso indotto dal Festival della Letteratura di Gallipoli: “Il mestiere di scrivere”. Apriremo poi una ulteriore sezione dedicata ai lavori del nostro illustratore ufficiale, Roberto Matarazzo (qui potete trovare le sue opere  www.robertomatarazzo.it n.d.a.) , creando così una sorta di esposizione multimediale. Inoltre, ci saranno degli inediti tradotti dal francese, la pubblicazione di un romanzo a puntate – in perfetto stile dickensiano- e  poi articoli, poesie, racconti e tanto altro ancora…

 

Se volete contattare la redazione della rivista “Nuove Finzioni”, potete farlo all’indirizzo mail redazione.nuovefinzioni@gmail.com

(In copertina: “Blue moon” di Catrin Weltz-Stein)

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