Odio la dipendenza politica, in un certo senso mi rende solo, succube di un mondo che soccombe. Amo invece ricordare le calze ortopediche di mia nonna, quando con riservatezza e una certa dose di mestizia solevo mettergliele, con sulle mie mani l’odore delle sue perdite liquide. Cercavo di nascondere ad arte la mia nausea, senza rendergliela evidente. Ero un dodicenne frustrato, e mi svegliavo la mattina con la voglia di scappare di casa e non dar retta più a nessuno, senza averlo mai fatto. Non conoscevo altra forma di partigianeria che questa forma di resistenza.

Bipolar

La dipendenza politica, come ogni altra demente forma di overdose, è un catalogo di chimere.

Con mia nonna, nonostante la sua malattia, non mi sentivo solo. In politica si, il più delle volte ti senti isolato, perso nella tua implosione, nella tua viscerale agonia, con addosso qualche speranza e qualche sogno, ma non tuo. Vi è qualche strano motivo che spinge un solo individuo a recitare la sua parte, oggi, dietro una cazzo di cinepresa. La televisione ci ha reso dei terroristi.
Dopo le stragi degli anni ’80 e la fine degli universalismi, molti adolescenti hanno assunto forme di animali servili. Il servo, nel mio personale vocabolario, è uno che supplica. Andare a ballare è una supplica, svuotare le proprie voglie è una supplica, scopare clandestinamente è una supplica, farsi le canne è una supplica, mangiare e vomitare è una supplica, andare a puttane o tradire la propria puttana è una supplica. Anche dormire la notte inoltrata sta diventando una supplica. Insomma, reiteratamente confermare ciò che si è, ma coi modi di uno che si lagna, o che si sente istericamente a disagio. E questo spinge a immolarsi per una causa falsa, come spesso succede in politica. Lentamente muori, vivi il disagio degli altri, ma del tuo “e chi se ne fotte?!” Forse per certa gente è un modo diverso di resistere. Un palliativo mediocre, pingue, un’esistenza trascinata. Ma è pur sempre un modo. Bisognerebbe inventare un divieto d’accesso a certe pratiche così banalmente felici, ma a forma di cuore. Senza cuore non si va da nessuna parte. Il cuore non mente. Quanti fessacchiotti e bugiardi: con la madre, il padre, il vicino di casa, gli amici, i parenti, i colleghi di lavoro, tutti. Ma col proprio cuore no, a quello non puoi mentire.
Perché i politici non parlano d’amore? Tutti quelli che ne parlano non occupano un palinsesto televisivo. La filosofia ne parla, la poesia, a loro modo le arti figurative. Anche la scienza necessita di parlarne. Non è mica roba campata in aria. Quando si parla d’amore non si parla mica di frottole. Voi avete bisogno d’amore, di qualcuno che vi consoli, di un incessante sentimento che vi incolli al mondo, quello vero. Guardate il vostro dito, che alla Luna ci ha già pensato Armstrong, milionario, ufficiale degli Stati Uniti, guerriero in Corea. C’è qualcuno di voi, scrutatoti lunari, che ha un conto in banca, è ufficiale e ha partecipato a qualche guerra coi miliardi dello Stato grattandosi i coglioni?
Ogni dipendenza altera il comportamento. Una semplice abitudine diventa esasperante e agonizzante ricerca del piacere, una compulsiva, smaniosa, febbricitante ricerca della dose (consumo, consumo, consumo) che ci fa perdere il controllo delle nostre abitudini, anche le più comuni. E quando si è perso il controllo ci si ammala, ma ogni malato vero non è conscio del proprio male. E se pensate che vi stia dicendo delle stronzate, allora viviamo anche in un mondo di stronzi del tutto sedati.

Oggi l’informazione è come un sedativo. Molto semplicemente, ti svegli di buon mattino e leggi un giornale, accendi la tv o navighi su internet non per un sapere che produca, o se vogliamo che contro-produca, delle reazioni, ma funziona semplicemente come se mi somministrassi da solo un ansiolitico, una sorta di psicofarmaco. Una bomba nucleare al giorno d’informazioni ci distrugge senza fare nulla. La bevi come un caffè, la fumi come una sigaretta, la inali come un gas, la respiri come l’aria, la senti come una telefonata, l’ammiri estasiato e sconvolto come la classica rotazione pubblicitaria. Inavvertitamente, ti distrae come una ragazzina patinata sui cartelloni per strada. E si è, alla fine, così saturi d’informazione che la distanza tra il dire e il fare si dilata inesorabilmente, il dato oggettivo si perde, il pragmatismo viene assorbito dai post dei social network, e la spiccata e masochistica impotenza, parto illegittimo della nostra frustrazione narcisistica, viene sublimata da una strana forma di speranza. Qual è questa speranza? L’implacabile attesa di una novità, tesi verso un’escatologica rivelazione mediatica, viziati da un sistema spietato e grottesco, mentre siamo afflitti da un onanismo esistenziale, statico e apparentemente felice.

Ogni giorno devo fare i conti con basi sotterranee grandi come città, complotti atomici, spionaggio americano, signoraggio bancario, spread e debito pubblico, le menzogne dietro l’Unità d’Italia, le menzogne dietro a questa presunta crisi, i messaggi subliminali della Disney, i “Figli dell’Alleanza” e le sette massoniche dei talmudisti, scie chimiche in cielo e la distruzione batteriologica dell’ambiente, i segreti della Monsanto e del suo impero, il simbolismo degli “Illuminati” e i video strani di Lady Gaga, la paura e la fame, i soliti cliché sugli uomini e i soliti luoghi comuni sulle donne e la specie umana, la Grecia, i negri, le truffe delle compagnie telefoniche, le solite cazzate del PD, il triumvirato imprenditoriale camorra/cosa nostra/‘ndrangheta, i cosmetici cancerogeni sulla pelle della tua ragazza, gli OGM e i resti di bambini cadaveri nel vaccino di tuo figlio, la manipolazione mentale (ne hanno parlato anche i Muse in una loro canzone), le multinazionali farmaceutiche e la loro pandemica e luciferina speculazione sulla ricerca che c’è e non c’è (tanto lo sanno tutti che un vero consumatore è un consumatore malato), le malattie che non vi diranno mai, le meraviglie che mai sapremo, i morti sul lavoro, i suicidi per il lavoro, i sindacati e la burla del primo maggio, i giovani che non capiscono, i vecchi che non li capiscono, gli adulti che si rifiutano di capire, le mignotte e le puttane (credo che le prime hanno sempre qualcosa da insegnare alle seconde, e non mi riferisco alla pillola o al come si fa), il sesso e l’amore, e ad un tratto ti fermi e pensi: oddio sono un padre! Tutto questo alimenta quello che io definisco “stato paranoico senza alcuna allucinazione ma con latente schizofrenia in agguato”.

Eccovi la solita paternale, il nichilismo spicciolo, tutto per voi il mio petulante moralismo, ma ne ho abbastanza delle novità.

Un giorno in silenzio si può? Non riuscireste a sopportarlo. 

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