Quest’anno sono cambiate le modalità per richiedere la Borsa di Studio.

Se gli scorsi anni avete avuto una misera speranza di poterla ottenere, adesso non avrete più nemmeno quella.

Sembra quasi di sentire echeggiare Dante Alighieri e i suoi famosi versi “lasciate ogni speranza voi ch’entrate”. 

Ebbene, proprio voi, che siete entrati all’università ormai da un po’, riuscirete a capire di cosa stiamo parlando.

Il traguardo più difficile da raggiungere, non sembra più essere la laurea, ma riuscire ad avere i soldi di quella borsa di studio vinta il primo anno accademico, e, soprattutto, riuscire a compilare la domanda per entrare nelle nuove graduatorie.

Una volta era necessaria la sola documentazione ISEE che attestava il reddito del nucleo familiare. Ma i politici degli studenti non si fidano e, visto che sui giovani bisogna investire quanto meno possibile ed è giusto evitare gli sprechi, i controlli da oggi in poi saranno più rigidi.

È stato dato il via alla DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica), all’ISEE UNIVERSITÀ, al Modello MB2 e chi più ne ha più ne metta.

Questa volta bisogna segnare per filo e per segno non solo quanto reddito si produce a casa, ma attuare un vero e proprio identikit di ogni singolo membro della famiglia.

Quante case avete? Sono di proprietà o in locazione?Il contratto lavorativo dei membri della famiglia è a tempo determinato o indeterminato? Quanti veicoli avete? Bene, adesso inseriteci anche la targa, grazie.

Ancora informazioni su assegni, patrimoni immobiliari e mobiliari.

I controlli sono legittimi e l’Italia ha bisogno di maggiore rigidità, ma siamo sicuri di dover partire dagli studenti? Ma insomma, agevolazioni statali non ci spetterebbero di diritto?

No, anche per ottenere una somma minima di denaro o un rimborso tasse che non arriverà nemmeno durante l’anno in cui è stato richiesto (e nemmeno in quello successivo o in quell’altro ancora), si rischia di diventar matti solo nel raccogliere tutti i documenti richiesti.

Sarà stata una scelta strategica per ridurre le richieste di questo famigerato ed effimero sussidio universitario?

Questo non ci è dato saperlo, ma ci è dato pensarlo.

Recita così l’articolo 34 della nostra Costituzione:

“I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

La Repubblica rende effettivo questo diritto? In questo modo no.

Che i controlli cominciassero a partire dai piani alti. In questi giorni i politici italiani hanno intascato  45 milioni di euro di finanziamento pubblico ai partiti senza che venissero effettuati controlli sui loro bilanci.

Immaginate quante borse di studio potremmo avere con quei 45 milioni di euro.

Ma i soldi non ci sono e prima di investire sui giovani è meglio pensarci due volte.

Storia di studenti senza diritti
dimenticati dallo Stato
su cui nessuno investirà mai.

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