A partire dal 28 agosto fino al 31 ottobre si terrà lo sciopero degli esami di profitto, dichiarato formalmente legittimo dalla Commissione di Garanzia dell’esercizio del diritto di sciopero, e promosso dal “Movimento per la dignità”. Sono 5.444 i professori universitari ed i ricercatori che hanno aderito a livello nazionale, ed i motivi sono spiegati dal “Movimento per la dignità”, dalla redazione ROARS, ed in maniera efficace da Nicola Casagli, professore ordinario di Geologia applicata presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze.
Nel 2015 il professor Nicola Casagli scrive dei motivi per cui i docenti universitari sostengono che la propria dignità sia stata schiacciata dal Governo, ragion per cui nonostante varie raccolte firme, lettere aperte al Presidente del Consiglio, al Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone, ed in seguito all’ultimo incontro con il Miur, considerato insoddisfacente, la decisone ultima è stata quella di scioperare.
Casagli parte dalla crisi economica italiana del 2008 che veniva nascosta nel 2010 dall’allora Governo Berlusconi con la storia dei “ristoranti sempre pieni”. Nonostante si cercasse di fingere che di problemi con Silvio non ce n’erano, nello stesso anno vengono bloccati gli scatti stipendiali di tutti gli impiegati statali (tra cui magistrati, avvocati, appunto professori) per gli anni 2011, 2012, 2013.
Un gruppo di magistrati dà inizio ai ricorsi, e 15 ordinanze di remissione vengono esaminate da vari TAR: si pronuncia in merito anche la Corte Costituzionale che con la Sentenza n.223/2012 riconosce l’illegittimità del blocco degli scatti stipendiali, ma solo per l’ordinamento della magistratura, essendo quest’ultimo specifico e costituzionalmente tutelato. Ed infatti i professori, sulla scia dei magistrati, si attivano facendo ricorsi e premono sulla questione di legittimità costituzionale, la quale viene dichiarata inammissibile con la Sentenza n.310/2013, ove si pone la differenza tra la Magistratura e qualsiasi altro pubblico impiego non dotato di specificità.
Nel 2013 per 45 mila insegnati di ogni grado e ordine, arriva lo scatto stipendiale in busta paga, generando numerose nuove polemiche. Nello stesso anno vengono prorogati i termini degli scatti stipendiali con il DPR n.122 fino al 31 dicembre 2014 per tutti gli altri impiegati; nel 2015 la situazione resterà ancora bloccata, a causa della famigerata crisi economica, ma non per le forze di Polizia che protestando riescono ad ottenere scatti stipendiali e promozioni, e la giustificazione ancora una volta sarà quella della specificità dell’organo. “Tanto questo Paese di furbi e di azzeccagarbugli, di caste e di corporazioni, di specifici e di generici, non uscirà mai dalla crisi in cui è sprofondato, proprio perché non è capace di darsi una regola semplice e comprensibile, e di farla rispettare da tutti”, conclude Nicola Casagli.
Per i professori universitari ed i ricercatori la situazione quindi non è cambiata, ma siamo sicuri che la soluzione è arrecare disagio agli studenti? Sul sito della redazione ROARS si legge che gli studenti potranno dare gli esami nella sessione autunnale, “solo con qualche disagio (altrimenti che sciopero è?)”.
I docenti hanno chiesto un appello straordinario dopo il quattordicesimo giorno dalla data del giorno dello sciopero per rispettare il diritto degli studenti a dare l’esame, perché “è corretto solo creare disagio”. Si specifica in oltre che la legge prevede il divieto di scioperare solo per gli “esami conclusivi dei cicli di istruzione” (art. 1, co. 2, lett. d), l. 146/90), cioè per le sedute di laurea. L’autorizzazione a scioperare vale per un solo giorno durante l’arco temporale che va dal 28 agosto al 31 ottobre 2017.
Si finge di tenere agli studenti, di volerli tutelare, ma in realtà questo sciopero arreca disagio, come ripetono più volte i sostenitori dello stesso, proprio a chi in primis sa cosa vuol dire vedere la propria dignità schiacciata, calpestata: dalle tasse alte ai servizi igienici scarsi, dall’essere costretti a trasferirsi altrove a non trovare lavoro, ad aspettare anni per una borsa di studio.
Cari professori, anche noi studenti siamo ultimi, non apparteniamo a quella categoria specifica di privilegiati; siamo dalla stessa parte, ma se ci arrecate disagio allora dimostrate di essere “i dinosauri da distruggere”.

(La meglio gioventù, film italiano del 2003 di Marco Tullio Giordana)

 

3 COMMENTI

  1. Gentile Alessia D’Aniello,

    non basta mettere una clip grottesca alla fine di un articolo per giustificare la conclusione:

    “Si finge di tenere agli studenti, di volerli tutelare, ma in realtà questo sciopero arreca disagio, come ripetono più volte i sostenitori dello stesso, proprio a chi in primis sa cosa vuol dire vedere la propria dignità schiacciata, calpestata: dalle tasse alte ai servizi igienici scarsi, dall’essere costretti a trasferirsi altrove a non trovare lavoro, ad aspettare anni per una borsa di studio”.

    Tutti questi temi sono quotidianamente al centro dell’attenzione di ROARS, che dall’incipit del suo articolo assumo lei conosca. Se il professore universitario italiano lascia che il governo calpesti la sua dignità professionale, come crede che possa battersi per evitare che il Governo continui a considerare la comunità universitaria (che gli studenti, i professori, il PTA contribuiscono a formare) con la scarsa considerazione riservatale in questi anni?

    Ho pubblicato qui

    http://www.ildolomiti.it/ricerca-e-universita/il-professore-universitario-di-fronte-allo-sciopero-lettera-di-un-docente

    più estesamente le ragioni che mi hanno spinto a partecipare allo sciopero. Dica la verità: un esame rimandato di due settimane, usando tutte le cautele per evitare che il rinvio abbia impatto su una qualsiasi delle vostre necessità e programmazioni, è un motivo per gridare a un irreparabile disagio, sufficiente per evocare col esso la lesione della vostra dignità? Davvero mi auguro che nel rispondermi lei possa essere sincera con me e con il pubblico dei suoi lettori.

    E’ invece importante che professori e studenti riprendano a parlare nelle aule universitarie (nelle aule, e non solo nelle commissioni paritetiche) del presente e del futuro della nostra casa comune.

    Con viva cordialità,

    Umberto Izzo (professore scioperante nell’Università di Trento)

    • Gentile professore,
      innanzitutto credo che la clip non sia per niente grottesca o paradossale, ma rappresenta una realtà concreta che riflette il volto non solo del sistema universitario, ma della società tutta in cui viviamo.
      Dica la verità: un esame rimandato di due settimane non è ritenuto un fatto così grave perché non è lei a doverlo sostenere, non è lei a dover dare gli ultimi esami per potersi laureare, ad aver studiato in estate per cercare di organizzare al meglio lo studio, per sostenere non soltanto l’esame che “salta”, ma tanti altri. Questa situazione di incertezza e di instabilità avrebbe creato un disagio (forte) anche se lei fosse stato uno studente, ne sono certa, e d’altronde un po’ può capirlo essendoci passato prima di me.
      “Se il professore universitario italiano lascia che il governo calpesti la sua dignità professionale, come crede che possa battersi per evitare che il Governo continui a considerare la comunità universitaria (che gli studenti, i professori, il PTA contribuiscono a formare) con la scarsa considerazione riservatale in questi anni?”: bene, nessuno ha messo in discussione il fatto che dobbiate scioperare per ricevere il trattamento dignitoso che vi spetta, ma la modalità con cui lo state facendo sta generando difficoltà alle persone sbagliate.
      Su una cosa però sono totalmente d’accordo: “E’ invece importante che professori e studenti riprendano a parlare nelle aule universitarie (nelle aule, e non solo nelle commissioni paritetiche) del presente e del futuro della nostra casa comune”, questo sì che sarebbe un insegnamento, e dovrebbe essere così sempre, non soltanto in occasione del vostro sciopero; sarebbe davvero bello.
      Cordiali saluti,
      da una studentessa del Sud che è stata invitata a cambiare università da un docente solo per aver dichiarato ingiusto veder ridotte le sessioni d’esame.

  2. In tutte le università gli organi accademici sono tenuti a fare in modo che l’attuazione dello sciopero e il conseguente rinvio di due settimane dell’appello non impatti scadenze importanti degli studenti (lauree, borse di studio, erasmus, etc.). http://www.cgsse.it/web/guest/dettaglio-comunicato-da-home?id=2765

    Legga anche la rivendicazione completa sottesa alla protesta, che non si limita affatto al solo blocco scatti. La trova in calce a questo articolo.
    https://www.roars.it/online/sciopero-per-la-dignita-della-docenza-universitaria-osservatorio-stampa/

    La clip è una straordinaria prova d’attore del sassofonista Mario Schiano. Ma, mi creda, resta grottesca.

    Se però quello le ha detto, il suo professore ha detto molto male. Consideri che siamo 50.000. E una rondine non fa mai primavera.

    Cordialmente

    Umberto Izzo

Rispondi