È arrivato il momento di camminare insieme e lo faranno: cittadini, studenti, parroci, associazioni, sindacati e movimenti, sabato 5 dicembre a Napoli, Piazza Dante, alle ore 10.30. Un corteo pacifico per dire “No” alle camorre, un “No” che arriverà fino alla Prefettura partenopea.

In seguito alla morte del giovanissimo Genny Cesarano nel Rione Sanità, le mamme della zona, per la violenza ingiustificata e ormai insostenibile dei criminali, hanno chiesto aiuto al parroco Alex Zanotelli, in prima linea nella lotta contro la camorra e che sabato prenderà parte alla manifestazione. Ci saranno anche i familiari di Genny, indignati dal fango gettato addosso ad una vita spezzata, a un ragazzino di soli diciassette anni: Genny non era un delinquente, è stata solo l’ennesima vittima innocente di una spietata guerra di potere e sangue.

Un Popolo In Cammino chiede: un’assidua presenza dello Stato per contrastare la povertà ed investire sui giovani, nelle scuole, nel lavoro, nella sicurezza, nelle bonifiche ambientali, nel benessere dei cittadini, attuare un piano di recupero nei quartieri, approfondire la questione del disagio minorile sociale.

“Abbiamo scelto di parlare di “camorre”, e non di “camorra”, perché vogliamo denunciare che tante sono le camorre di Napoli. Stanno nell’intreccio tra camorra, politica corrotta e imprenditoria collusa, tengono in scacco la nostra città frenandone lo sviluppo economico, strozzandone le prospettive di crescita e avvelenando le nostre terre. La fine immediata delle violenze: questo chiederemo a gran voce nelle strade di Napoli. Contro chi sta insanguinando le vie di Napoli, contro chi da mesi rende la nostra città un luogo poco sicuro.

Napoli è protagonista di una crisi economica e sociale devastante: i livelli della dispersione scolastica nella nostra città in generale, e nei quartieri popolari in particolare, sono altissimi. Il lavoro degli operatori sociali è insufficiente a intervenire su una così ampia fetta di giovani che rischia di non avere futuro, cultura, possibilità.

In poche parole: una vita degna, libera dal ricatto delle camorre.

A Napoli è innescata una vera e propria bomba sociale: le ultime generazioni di ragazzini, gli stessi che non frequentano le scuole e passano le giornate abbandonati per le strade. Il rischio è che diventino una vera e propria “riserva” per i clan, che offrono forme di guadagno facile ed immediato rispetto a una città che non offre prospettive lavorative a più del 50% dei suoi giovani.

Il dramma della disoccupazione a Napoli tocca il suo apice per quanto riguarda gli under 25: le prospettive al di fuori del lavoro precario o nero sono quasi inesistenti.”

Cosa aspettiamo? È arrivato il momento di camminare insieme, lo dobbiamo a Napoli e a noi stessi.

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