#UnPopoloInCammino è stato un corteo pacifico contro le camorre e per la giustizia sociale, partito da Piazza Dante fino ad arrivare alla Prefettura di Napoli per sollecitare le istituzioni alla lotta contro le organizzazioni criminali attraverso investimenti economici sul lavoro, sullo studio e sulla sicurezza.

Bambini, liceali, universitari e adulti hanno riempito le strade della città partenopea con colori, cori e musica, dando inizio alla manifestazione attraverso le parole “e contare e camminare insieme lo sai fare? Allora forza conta e cammina!”, tratte dal film ”I Cento Passi”; parole atte a ricordarci di camminare insieme e di contare ogni passo che ci divide non solo dai camorristi, ma da tutti quelli che garantiscono l’esistenza di quest’organizzazione, come i politici e gli imprenditori collusi, ecco perché si è parlato di “camorre”.

Presenti  i familiari di Genny Cesarano, diciassettenne ucciso nel Rione Sanità, vittima innocente del sistema criminale e altrettanto di quello giornalistico che ha descritto Genny come un delinquente, un malavitoso, come uno di “loro”, ma lo sappiamo bene che gli italiani non riescono a tacere nemmeno di fronte ai morti ammazzati. Quando nasci in un posto come la Sanità hai già il marchio d’infamia, sei già condannato e macchiato di crimini che non hai commesso. Genny è stato ammazzato perché stava trascorrendo una serata con i suoi amici e un proiettile vagante l’ha colpito, ma questo alla stampa non basta, non concepisce che un ragazzino possa finire la sua vita così, e allora inventa, fantastica, ci deve essere qualcos’altro, un motivo che ha spinto degli assassini ad uccidere proprio lui. E poi abitava in quel posto abbandonato, era tardi, per molti giornali Genny se l’è cercata.

Anche Giovanni Catena se l’è cercata? A ventinove anni se vieni colpito da proiettili mentre lavori, anche in questo caso la colpa è tua? Giovanni è vivo, ieri ha manifestato ancora indolenzito insieme agli altri cittadini da vittima innocente della camorra.

Il dissenso alla criminalità è stato espresso dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che ha risposto alle nostre domande.
Crede che dopo la morte di Genny Cesarano qualcosa si sia mosso nell’animo e nelle coscienze dei napoletani? Le istituzioni non dovrebbero incentivare economicamente i giovani affinché non si rivolgano più alle organizzazioni criminali per garantirsi un futuro?
«Secondo me sì, ho incontrato anche i familiari e vedo una reazione, ma soprattutto mi fa piacere questa costanza della reazione, non è il corteo dell’immediatezza, ma una serie di interventi. Oggi siamo qui, il 16 gennaio saremo al Rione Sanità.
Serve soprattutto lavoro dove registriamo una latitanza del governo e dove noi stiamo cercando di migliorare le condizioni di Napoli, in modo che si possa investire, ci possa essere turismo e cultura, che i giovani possano avere una prospettiva, perché quando crei lavoro sottrai serbatoi alla criminalità organizzata. Su questo ci dobbiamo lavorare tutti, ci deve lavorare il comune, i parroci, gli operatori economici, gli imprenditori, la classe dirigente e io vedo dei segnali incoraggianti».

Abbiamo parlato anche con il Vicesindaco del Comune di Napoli, Raffaele Del Giudice.
Cosa sta facendo in concreto il comune per la Terra Dei Fuochi?
«Quello che non è stato fatto per vent’anni: per prima cosa abbiamo cacciato i camorristi dall’appalto per i rifiuti a Napoli; siamo il primo comune che ha fatto l’adesione al protocollo Terra Dei Fuochi e ha raccolto tonnellate di copertoni smaltendoli gratuitamente, prima si pagava; abbiamo fatto molte isole ecologiche; siamo la prima città per la raccolta degli abiti usati, perché gli abiti venivano usati come letto di combustione per bruciare i rifiuti. I roghi alla città di Napoli si sono quasi azzerati».

Dove sono i fondi per le bonifiche?
«I fondi spettano al governo, noi stiamo lottando moltissimo. Le nostre discariche ne erano 60, ne abbiamo già bonificate 15 con fondi solo del Comune di Napoli.  Vi invito a vedere la discarica storica di Caserma di Cavalleria bonificata dopo vent’anni».

«Hanno preso parte al corteo anche alcuni parroci, tra cui Alex Zanotelli, che ha dichiarato: I parroci potrebbero influenzare di gran lunga i camorristi con la loro parola, visto che molti si considerano religiosi e cattolici, allora perché non tutti hanno il coraggio di agire? Oggi abbiamo un bel numero di preti, noi ci siamo appellati soprattutto a quelli che vivono nelle zone degradate e nelle periferie. Ho detto a tutti di venire, poi toccherà a loro decidere. Si sta andando avanti con questo gruppo di preti, è una spinta per tutti quelli che sono scesi in piazza».

#UnPopoloInCammino ha scritto un pezzo di storia: Napoli ogni giorno fa molto di più di cento passi e nessuno lo sa.

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