Dopo il pesante KO di San Siro il Napoli era chiamato ad un pronto riscatto che non si è fatto attendere. Gli azzurri contro il Bologna sono stati straripanti, mettendo così pressione alla Roma in vista dello scontro diretto del prossimo lunedì.

La partita. Partono subito forte i partenopei, con Mirante che tra il 4’ ed il 17’ si oppone prodigiosamente ai due tiri di Hamsik  e al colpo di testa di Albiol su corner di Jorginho; in mezzo il bel gol di Gabbiadini (10’) che taglia in due la difesa felsinea e conclude a rete al volo di sinistro. Al 35’ Manolo bissa su rigore procurato da Callejon siglando la sua prima doppietta in Serie A. Nella ripresa sale in cattedra Mertens, che sbanca il San Paolo con la sua prima tripletta in tre anni all’ombra del Vesuvio: prima gonfia la rete in seguito ad una serpentina in area di rigore (58’), si ripete ancora al minuto 80’ dopo una triangolazione al limite con El Kaddouri, infine il suo bolide dai 20 metri si insacca nel set incenerendo Mirante (88’). Su assist del folletto belga (il secondo dopo quello sfornato per il primo gol di Gabbiadini)  c’è gloria anche per il gregario D. Lopez, suo il sesto gol (89’). Bologna non pervenuto.

Monologo. Nel teatro tutt’altro che sold out del San Paolo, il Napoli va in scena recitando il più classico soliloquio Shakespeariano, con un solo attore a prendersi la scena e a fare da mattatore della serata. Ma nel dubbio  tra “l’essere e il non essere” il Napoli scioglie “il problema” spazzando via il malcapitato Bologna con un perentorio 6-0, con i rossoblu irriconoscibili nel gioco quanto nell’organizzazione tattica. Da questi problemi nascono i primi due gol partenopei, con l’invidiabile intesa Mertens-Gabbiadini uguale e contraria a quella dei difensori bolognesi (maldisposti tanto da rompere la linea), mentre il malizioso Callejon nell’uno contro uno col maldestro Constant crea i presupposti per il contatto che vale il rigore del doppio vantaggio. Più in particolare, lo spagnolo è il vero artefice della buona prestazione di Manolo, che ha sempre sentito l’appoggio del compagno iberico nello svolgimento della manovra a mo’ di seconda punta, oppure lo ritrovava come riferimento avanzato -in posizione di falso nueve- quando invece era costretto ad abbassarsi e dialogare con le mezz’ali. L’opera è proseguita poi con i tre acuti di Mertens, bellissimi e sferzanti, col belga che si esalta con alle spalle un coro di grandi voci dal timbro inequivocabile: Jorginho ed Allan quasi perfetti in fase di non possesso palla a mantenere altissima la prima linea di pressing insieme ad Hamsik (che cala solo nella prima parte della ripresa) e alle punte; bene anche Hysaj di nuovo propositivo e la coppia Albiol-Koulibaly tonica come un tempo. Perfetta sublimazione del puro estro applicato al rigore tattico è il gol nel finale di D. Lopez  su suggerimento ancora di Mertens: anche i gregari meritano le luci della ribalta.

La strigliata che vale oro. È quella che l’Inter ha rifilato a calciatori e tecnico azzurri sabato sera. Appena tre giorni dopo, quella strigliata è servita a far scendere in campo una squadra trasfigurata nell’approccio e nella concentrazione, oltre che più disciplinata sul piano tattico e votata al sacrificio. Sarri dovrà quindi ringraziare Mancini due volte: sia per la piccola lezione di tattica (segno che qualcosa diverso a Castel Volturno contro certe squadre devi sapertelo inventare) sia perché –una volta tanto– è una sconfitta a far morale. Così come fa morale sapere che con 14 vittorie interne è stato eguagliato il precedente record siglato nel campionato 2012/2013; con 72 gol gli azzurri detengono il miglior attacco del campionato (in attesa della Roma, staccata di due unità); rispetto al finale della scorsa stagione sono già 10 i punti in più con ancora 4 turni da disputare; si sono finalmente concluse le tre giornate di squalifica di Higuain. E lunedì c’è proprio da affrontare la Roma che dopo l’exploit legato all’arrivo di Spalletti ha un po’ frenato, raccogliendo in quattro partite ben tre pareggi ed una sola vittoria nel derby contro la Lazio. Per i capitolini sarà l’ultima chiamata per il secondo posto, e l’Olimpico sarà una bolgia. Vietato perciò mostrarsi timorosi o giocare per limitare i fulcri della manovra giallorossa rischiando di ripetere l’harakiri fatto a suo tempo contro la Juventus: il Napoli si esprime al massimo delle sue possibilità facendo un gioco d’attacco, unico filo che lega ancora il Napoli di Sarri a quello di Benitez. E per fortuna, direi…

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