valeria solesinArrivano silenziosi, qualcuno con un fiore, qualcuno lasciando un pensiero nel libro delle condoglianze, qualcun altro assorto per una preghiera o un segno della croce. Una partecipazione quasi tutta di gente comune commossa e sentita. Un lento pellegrinaggio alla camera ardente di Valeria Solesin, morta a soli 28 anni  in seguito alle prime raffiche sparate dai terroristi al Bataclan. 

La bara di legno chiaro è adagiata su un tappeto nell’androne del Municipio di Venezia, a Ca’ Farsetti, le cui porte si sono aperte  questa mattina per garantire ai veneziani, e non solo, di stringersi ancora alla famiglia dell’unica vittima italiana della strage di Parigi. 

Accanto al feretro i genitori di Valeria, papà Alberto e mamma Luciana, raccolti in un dolore dignitoso e schivo, con gli occhi, talvolta, persi nel vuoto. A metà giornata mamma e papà sono stati raggiunti dal figlio Dario e dal fidanzato della giovane vittima, Andrea Ravagnani, che l’ha vista morire tra le sue braccia. Sul feretro, tra i tanti fiori, spiccano quelli bianchi. A rendere omaggio a Valeria, otre ad un piccolo orsetto di peluche, anche un mazzo di fiori della città di Parigi e di Emergency. Già prima che la camera ardente fosse aperta, una folla di un centinaio di persone si è raccolta sull’area antistante il Comune per accompagnare il feretro nel suo ultimo viaggio, che si concluderà con i funerali di domani, martedì 24 novembre.

Tra i primi a portare conforto ai genitori di Valeria c’è stato il sindaco della città lagunare, Luigi Brugnaro, visibilmente commosso, che ha preceduto  le centinaia di persone e il Patriarca, mons. Francesco Moraglia. È il segno della partecipazione e della pietà di fronte ad una morte che ha lasciato attonita non solo Venezia ma anche tutto il paese, che in qualche modo cerca di dare un conforto, se di conforto si può parlare.

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