Era il 19 luglio 1992, una domenica, proprio come oggi, quando Paolo Borsellino perse la vita in seguito all’esplosione di una Fiat 126. Si trovava in Via D’Amelio, dove viveva sua madre, e dove era stato richiesto alle autorità di Palermo di vietare il parcheggio di veicoli davanti all’abitazione. Richiesta che nessuno considerò, tanto che ad un auto qualunque fu permesso di caricare 90 chilogrammi di esplosivo e di causare la morte del magistrato e dei ragazzi della sua scorta.

Fumo, cenere e brandelli di carne sparsi ovunque. Lo scenario era questo. Ma la mafia non fa sconti a nessuno. Nemmeno lo Stato.

Paolo sapeva che, da un momento all’altro, sarebbe stato ammazzato. Conosceva troppi fatti e aveva l’abitudine di trascriverli sulla sua agenda rossa, scomparsa in seguito all’esplosione.

A distanza di ventitré anni, tg e giornali, parlano ancora di una PRESUNTA trattativa tra la mafia e quella parte deviata dello Stato, senza capire che la trattativa è cosa certa, non presunta. E Paolo Borsellino questo l’aveva capito.

Ogni 19 luglio, il Movimento delle Agende Rosse, con a capo il fratello di Paolo, Salvatore Borsellino, commemora l’anniversario della strage. Ma questa volta i figli di Paolo non saranno presenti.

La scelta è stata presa in seguito alle intercettazioni, risalenti al 2013, tra il governatore della Sicilia Rosario Crocetta e il suo medico  Matteo Tutino, che dice: “Va fermata, va fatta fuori come suo padre”, in riferimento a Lucia Borsellino, figlia di Paolo, che ha annunciato le sue dimissioni da assessore regionale alla Sanità.

Crocetta ha deciso di autosospendersi, dichiarando: “Ora mi sento male. Voglio essere sentito dai magistrati su questa storia della frase di Tutino. Quello che mi sta accadendo oggi e la cosa più terribile della mia vita. Il destino della Sicilia può essere legato a una frase, che non ho sentito, pronunciata dal mio medico?”.

Intanto, Manfredi Borsellino ha dichiarato: “Vogliamo la verità. Aspetteremo in silenzio e lontano dai riflettori, come sempre abbiamo fatto”.

Cos’è cambiato da quel 19 luglio del 1992? I magistrati che attualmente indagano sulla trattativa, continuano a subire minacce di morte da parte dei mafiosi, nel silenzio dei media e dello Stato.

E allora, a cosa è servito il sangue di Paolo Borsellino?

Ad insegnarci a vivere, come direbbe suo figlio Manfredi: “Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere.”

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