Porta la firma di un Luca Toni in formato mondiale 2006 il 2-0 con cui l’Hellas Verona ha strapazzato il Napoli nell’ultima giornata di campionato. Una doppietta che lascia il segno non solo sul morale degli azzurri, visto che si tratta della terza sconfitta consecutiva in trasferta (dopo Palermo e Torino), ma che consegna alle cronache un Napoli che ha saputo raccogliere un solo punto nelle ultime tre gare (maturato nel rocambolesco pareggio contro l’Inter), e che vede a rischio la qualificazione in Champions come mai da inizio stagione. Al di là del punteggio, la partita giocata dagli uomini di Benitez è stata tutt’altro che soddisfacente: mentre gli scaligeri sono andati a mille per tutta la durata del match, i partenopei si sono presentati nella “fatal Verona” con le polveri bagnate e poca determinazione, esprimendosi a ritmi bassi sin dall’inizio. È così, con il moto perpetuo del terzetto Hallfredsson Jankovic  J. Gomez, che Mandorlini muove scacco al re aggredendo a tutto campo i centrocampisti e i trequartisti napoletani, recuperando loro palla e ripartendo a colpire in contropiede. Le marcature di giornata sono scaturite tutte da questa dinamica, ed in entrambi i casi a farne le spese è stato D. Lopez: prima Hallfredsson al 7’ gli scippa il pallone, che carambola prima sui piedi di Gomez e poi di Toni, il quale brucia Britos con una finta, manda per le terre Mesto ed Andujar concludendo comodamente a porta sguarnita; sempre l’islandese al 51’ intercetta poi un passaggio sanguinoso dello spagnolo e si invola fino all’area di rigore partenopea crossando al centro per Toni, che puntuale insacca con una mirabile mezza girata in caduta. Il Napoli è tutto nel colpo di testa di Mertens al 40’, nel tiro centrale di Inler al 65’ e bloccato in due tempi da Benussi, nel palo clamoroso colto al minuto 88 da Gabbiadini, entrato nel finale come Gonzalo Higuaìn, per cercare l’incredibile rimonta. Completano il quadro le squalifiche per diffida di Albiol e Ghoulam, che salteranno la prossima gara contro l’Atalanta al San Paolo. Sconfitta bruciante e senza appello, ma qualche riflessione è d’obbligo per indagarne le cause. In primis, lasciano perplessi le scelte iniziali di formazione di Rafa Benitez. Inspiegabile la decisione del tecnico di non schierare dall’inizio Gabbiadini ed Higuaìn, visto che i centrali veronesi, forti fisicamente ma compassati, avrebbero avuto maggiori difficoltà a neutralizzare l’argentino,  più mobile del macchinoso Duvàn, e a leggere gli inserimenti di Gabbiadini, che col suo sinistro sarebbe stato un motivo di preoccupazione in più per tutta la retroguardia veronese; inoltre, la qualificazione ai quarti di E.L., in parte già acquisita, avrebbe fatto pensare all’impiego della coppia d’attacco migliore per rendimento di cui ad oggi dispone il Napoli, preferendo fare turnover in coppia. Ancora, gli azzurri non hanno contrapposto all’esuberanza atletica dell’avversario un giro palla veloce e organizzato: partiti per farsi rincorrere, hanno finito infatti per rincorrere undici diavoli gialloblu, per giunta con la spia della riserva accesa forse già verso metà gara. Appare chiaro come, proprio nei momenti di crisi come questi, è essenziale schierare il campione che sappia trasmettere la carica ai compagni e decidere le partite anche da solo: fare a meno di Gonzalo Higuaìn, con 23 gol all’attivo in stagione, è attualmente un lusso che il Napoli non può e non deve concedersi. Come se non bastasse, questa sconfitta complica anche i piani in ottica terzo posto, con la Lazio pronta a scalzare gli azzurri e la Fiorentina a rimettersi a -1 già questa sera.

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