Gli azzurri vincono 2-1 contro una Fiorentina gagliarda e tatticamente quasi irreprensibile. La vittoria proietta gli azzurri al quarto posto con 15 punti (condiviso con Sassuolo e Lazio), ma a sole tre lunghezze dalla vetta, occupata proprio dai viola.

La partita. Diviso idealmente in due tronconi, il match offre nella prima frazione uno spettacolo di tattica, strategia ed intensità, durante il quale i partenopei soffrono non poco l’asfissiante 3-6-1 di Sousa: l’unica vera occasione infatti capita in pieno recupero sulla testa di Higuain, a dimostrazione della difficoltà degli azzurri a sciorinare calcio. Nella ripresa, invece, Insigne corre più veloce del primo minuto di gioco e segna col suo marchio di fabbrica – il destro a giro – ben imbeccato da un sontuoso assist di Hamsik. La Fiorentina sbanda paurosamente, perde le misure ma pareggia con Kalinic (73’); appena due minuti dopo però Higuain ruba palla ad Ilicic, si invola verso la porta avversaria e batte Tatarusanu con un sinistro chirurgico nell’angolino basso.

7-17-6. Preziosi come un terno al lotto, questi numeri esprimono in sintesi tutta la forza di questa squadra: 7 sono i risultati utili consecutivi in campionato (unico neo la prima contro il Sassuolo), durante i quali sono stati 17 i gol realizzati e soltanto 6 quelli subiti. Come se non bastasse, ad essere battute sono state  Juventus, Lazio e Fiorentina (senza contare il Milan) e cioè tre delle quattro squadre che l’anno scorso hanno chiuso davanti al Napoli a fine stagione. Non vi basta ancora? Bene: il Napoli ha un punto in più rispetto allo scorso anno (quando invece incontrò Genoa, Chievo, Udinese, Palermo, Sassuolo, Torino ed Inter), guida la classifica marcatori con Insigne ed Higuain – entrambi a quota sei segnature – e detiene la miglior differenza reti con la Roma (+10). Qualora non si fosse ancora capito, questo Napoli è il vero antagonista dei capitolini nella lotta per lo scudetto.

O capitano! Mio capitano!. Inutile negarlo, MVP di ieri è stato lui: Marek Hamsik. Reduce dalla qualificazione storica della sua Slovacchia ai prossimi Europei, il numero 17 azzurro soffre per tutto il primo tempo l’assenza di spazi in mediana, corre, protesta, tira, contrasta, ripiega, suggerisce per le punte. Nella ripresa sforna per Insigne l’assist per il gol del primo vantaggio con un passaggio a tagliar fuori Tomovic, e di nuovo torna a correre, ripiegare, tener palla, temporeggiare, pressare, aggredire in contropiede. Sempre nella ripresa, dopo un contrasto a metà campo che stronca sul nascere la manovra fiorentina, ruggisce  aizzando i 55.000 accorsi al San Paolo, che lo avvolgono  in un unico grande abbraccio. Al suo terzo anno da capitano arriva finalmente l’investitura più sentita, quella dei tifosi, per i quali non è più solo un beniamino. La squadra lo segue e lo rispetta. Lui ripaga con una prestazione monstre.

E quindi uscimmo a riveder le stelle. Sarri lo aveva chiesto, e difatti si è giocato in una bolgia degna di un girone infernale dantesco. Novanta e più minuti di sostegno assordante che disorienta gli avversari nel loro momento peggiore (dopo il primo svantaggio) e li scaraventa nell’incubo della seconda sconfitta stagionale con la forza con cui Higuain sradica il pallone dai piedi di Ilicic per scaraventarlo poi in rete dieci metri più in là per il definitivo2-1. E così, come Dante e Virgilio ammirano il firmamento dopo il penoso vagare negli inferi, il popolo di Napoli ammira Higuain, Reina, Callejon, Koulibaly, Jorginho, Insigne, Allan ed Hamsik, stelle lucenti che rischiarano la via per la vetta della classifica, ora lontana solo tre punti. 

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