Nintendo porta sulle spalle da ormai troppo tempo il peso di essere tacciata come una casa in grado di regalare solo esperienze per giovani e imberbi fanciulli, lontanissima dal mondo hardcore.

La grande N, con Wii U, tenta di cambiare le cose, con nuovi brand e nuovi capitoli di saghe storiche, puntate più sulla difficoltà che sull’ user friendly.

Nintendo si affida quindi a Ubisoft che, con Zombi U, mischia una ambientazione moderna ad un survival vecchio stile.

Zombi U è completamente ambientato in una Londra ormai distrutta da un’epidemia devastante, che ne ha decimato la popolazione, lasciando i pochi sopravvissuti a doversi scontrare con migliaia di non morti mangia cervello, ormai riversatisi senza controllo per le strade.

All’interno di una stanza messa in sicurezza, una voce misteriosa e sconosciuta ci guiderà durante i nostri primi passi. La storia prende così forma, a grandi linee, senza una struttura narrativa dalla solida spina dorsale, lasciando il giocatore in un primo istante spiazzato, con le idee confuse e un’aria di smarrimento che, in maniera probabilmente involontaria, ci avvicina al protagonista della nuova avventura

L’atmosfera è di quelle toste: angoli ciechi, rumori improvvisi che squarciano il silenzio e quella costante sensazione di essere braccati da un nemico invisibile, che potrebbe celarsi davvero ovunque. Tale atmosfera porta il giocatore a lasciarsi rapire e a soprassedere alla mancanza di un solido filo conduttore alle vicende. Anche il giocatore seguirà, quasi come se non avesse alternative, la voce onnipresente, in grado di regalare una falsa sensazione di sicurezza e controllo sulle diverse zone di Londra, grazie alla possibilità di osservare qualsiasi movimento attraverso le decine di telecamere di sicurezza sparse in ogni dove.

Per combattere le orde di non morti il nostro alter ego potrà utilizzare diverse armi da fuoco, tra cui pistole e fucili, ma anche torrette e postazioni fisse che una volta erano gli ultimi baluardi difensivi dell’esercito inglese. Niente paura però, l’impronta di Zombi U non è assolutamente votata all’azione e, infatti, il ridotto numero di munizioni che troverete in giro vi terrà sempre sul filo di lana. Sebbene per far fuori uno zombie normale un colpo ben piazzato potrebbe essere sufficiente, riuscire a centrare in pieno la testa di un nemico barcollante non è così semplice.

Zombi U di per sé ha un gameplay riassumibile in poche semplici righe: girare per una città devastata, raccogliere ogni elemento utile alla sopravvivenza e riuscire a portare a casa la pellaccia. A mettere carne sul fuoco questa volta ci pensa il pad che, a differenza di quanto visto in altri titoli per Wii U, non solo è implementato con senso logico ma è essenziale per assolvere alcuni specifici compiti.

Durante le fasi normali di gioco, sullo schermo del controller verrà visualizzata la mappa, con l’obiettivo da raggiungere segnato sempre in modo chiaro, e ci verrà data la possibilità di far partire un impulso per rilevare eventuali minacce, prima che queste entrino nel nostro campo visivo. Premendo il dorsale sinistro il paddone entrerà poi in modalità visore e, tramite i movimenti dello stesso o il semplice uso dell’analogico, si potranno scansionare le varie stanze e analizzare, a distanza di sicurezza, oggetti e contenitori per valutare se valga o meno esplorare zone buie nel tentativo di recuperare qualche risorsa preziosa.

Il paddone viene usato in un modo stupendo e permette al giocatore di immergersi a pieno all’interno di una Londra devastata dagli zombi.

Zombi U soffre tuttavia di gravi difetti tecnici, troppo profondi per essere ignorati nella valutazione finale. I modelli poligonali degli zombie, così come quelli dei personaggi, sono realmente poveri e a poco serve la possibilità di poter osservare la graduale frantumazione del cranio sotto i nostri colpi per farceli apprezzare di più. Animazioni poco curate e interpolazioni all’ordine del giorno incidono pesantemente su un comparto grafico che, per una console che dovrebbe rappresentare il top sul mercato, non riesce a soddisfare il giocatore più esigente. 

A dimostrazione di quanta poca cura sia stata messa nello sviluppo della parte estetica del titolo, vi basti pensare che molte delle texture delle porte sono state riportate con un semplice copia e incolla per fronte e retro, dimenticandosi però di specchiare le scritte, che risultano così illeggibili.

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Giovanni Tuberosa è il Direttore Responsabile di Social, ingegnere elettronico, Consigliere Comunale e maker nell’animo. Gestisce il Fablab Olivetti di Succivo, un progetto sperimentale auto sostenibile per rilanciare la cultura, il lavoro e le eccellenze del Made in Italy, soprattutto intellettuali. Si definisce un lavoratore, un innovatore e crede fortemente nella filosofia olivettiana del lavoro e della società.

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